Nella versione del decreto arrivata a Bruxelles previsti incentivi per l’energia consumata direttamente dal produttore, ma solo per impianti oltre i 20 kW

Tra discussioni e bocciature, il decreto sulle Fonti energetiche Rinnovabili, noto come FER 1, è finalmente approdato all’esame della Commissione Europea. Nonostante la lunga attesa e i ritardi (i primi bandi teoricamente sarebbero dovuti partire entro il 31 gennaio) non si registrano importanti novità. Anzi, l'impressione generale è quella di un'ennesima occasione mancata. 

L’Italia accoglie solo in parte le indicazioni sullo sviluppo dell’autoconsumo dettate dall’Europa. C’è qualche passo avanti, ma siamo ancora lontani rispetto a quanto auspicato dal mondo dei prosumer e da leggi come quella spagnola che ha puntato decisamente allo sviluppo delle smart grid.

Una (piccola) spinta all'autoconsumo

Le novità principali contenute nell’ultimo versione del decreto riguardano il sistema di incentivi. Vengono infatti riconosciuti 10 €/MWh per la quota di produzione netta consumata in situ che sommandosi al mancato acquisto di energia in rete aumentano la convenienza per l'autoconsumo.
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Chi ristruttura un vecchio stabilimento, con copertura in amianto, avrà vantaggi maggiori. Sempre nel decreto FER 1 è infatti previsto un incentivo pari a 12 €/MWh per tutta l’energia prodotta da impianti fotovoltaici installati in sostituzione di coperture in amianto. Questo incentivo è cumulabile con quello già varato per l’autoconsumo.

Incentivi non per tutti

Attenzione però: gli impianti ammessi all’incentivo per l’autoconsumo sono quelli di nuova costruzione e di potenza superiore a 20kW e inferiore a 1MW. Il decreto lascia dunque sostanzialmente immutata la situazione per i possessori di impianti domestici che non potranno godere di questi incentivi ma potranno comunque contare sulle detrazioni già previste per l’acquisto di impianti fotovoltaici e batterie. 

Quindi mentre l'autoconsumo tout court resta l'opzione economicamente più vantaggiosa anche nell'immediato (il valore dell'energia auto prodotta e consumata in situ è maggiore rispetto a quello dell'energia immessa in rete),  l’autoconsumo con storage, che prevede un costo accessorio per l'acquisto delle batterie, ammortizzabile in un periodo di tempo più lungo, non riceve ancora la spinta auspicata. 

Il decreto FER 1 in questo pare quasi contraddire l'indirizzo posto da Bruxelles che con la direttiva RED2, emanata nel giugno dello scorso anno, aveva aperto in modo chiaro alla generazione distribuita e all'autoconsumo chiedendo di sviluppare l'utilizzo di sistemi di accumulo.

"L'Italia ha mancato l'occasione per svoltare in maniera netta in tema energetico, liberandosi dal meccanismo dello scambio sul posto, oneroso per le casse statali, e promuovendo nel contempo l'autoconsumo, il cui incremento è strettamente connesso all’installazione di sistemi di storage - è il parere di Franco Giampetruzzi, amministratore delegato di Evolvere - L'ideale infatti sarebbe stato trasformare l'attuale sistema di incentivi per la produzione scambiata in rete con sostegni allo sviluppo di nuovi sistemi di storage".

Così facendo si aiuterebbe la creazione di una vera infrastruttura diffusa di storage, anche di pubblica utilità, che aiuterebbe da una parte a programmare meglio le immissioni legate a produzioni intermittenti, dall’altra a offrire servizi locali alla rete di distribuzione elettrica. Questa però non è l'unica mancanza del decreto.

"Siamo tuttora in attesa di un framework normativo per le comunità energetiche e lo scambio di energia tra privati, il cosiddetto peer to peer. Su questi temi non c'è ancora nulla e le tante comunità energetiche (smart grid), tecnologicamente pronte a entrare in funzione, rischiano di restare ancora al palo per questioni meramente normative".

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Bandi, aste e colonnine di ricarica

I meccanismi di accesso agli incentivi previsti dal FER 1 saranno due diversi in base alla potenza degli impianti (i bandi e, al di sopra di 1MW, il procedimento dell’asta) e la priorità verrà data a installazioni su discariche dismesse, quindi a edifici pubblici (come scuole e ospedali) che sostituiscono la copertura in amianto, poi alle stazioni di ricarica delle auto elettriche.

In quest’ultimo caso le colonnine dovranno avere una potenza di almeno 15 kW. Possono richiedere gli incentivi anche aggregati di impianti (pur rispettando il limite dei 20kW per impianto singolo e 1 MW totale).

Il primo bando dovrebbe essere disponibile non appena verrà dato il via libera al decreto, quindi - si presume - entro la fine di marzo e l’ultimo degli otto bandi previsti sarà invece emanato nel maggio 2021. Il tutto naturalmente salvo sorprese dell’ultimo minuto in Europea.