La lotta in difesa dell’ambiente è donna. Da Julia a Miriam, da Greta a Alexandra. Riusciranno a cambiare (e salvare) il mondo?

Il 10 dicembre 1997 una ragazza ventitreenne del Missouri, Julia Butterfly Hill,  decide di arrampicarsi su una sequoia gigante per impedirne l’abbattimento. All’inizio doveva restare solo qualche ora, su una piattaforma costruita a 54 metri d’altezza. Ci rimase invece 738 giorni dando vita a una delle proteste che più hanno segnato l’immaginario collettivo.

Sono passati più di 20 anni da quell’impresa e una ragazza quindicenne di Stoccolma, Greta Thunberg, decide di inscenare una singolare protesta: ogni venerdì salta lezione per andare di fronte al Parlamento del suo Paese e chiedere, cartelli alla mano, un’azione più incisiva per il clima. I social fanno il resto e il volto di questa ragazza con le treccine e il cappello di lana diventa in fretta un’icona.

#FridaysForFuture: la lotta al cambiamento climatico passa dalle piazze di 2052 città

Pochi mesi dopo la sua singolare protesta, il 15 marzo, il #FridaysForFuture, lo sciopero del venerdì lanciato da Greta diventa mondiale e coinvolge 2052 città in tutto il mondo. In Italia si registrano cortei in 235 città diverse. I numeri sono enormi: 20 mila studenti a Torino, 100mila a Milano. Non sono solo gli studenti a scendere in piazza: ci sono anche mamme, insegnanti, scienziati.

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Una piazza di Sidney, lo scorso 15 marzo (dal profilo Twitter di Greta Thunberg)Nonostante le proteste dei negazionisti climatici e lo scetticismo di chi guarda con sospetto le manifestazioni studentesche, qualcosa è successo. Nessuno, anche tra gli ultras del verde, si immaginava un risultato simile. Il lunedì le città accreditate ad ospitare una manifestazione erano 500, il venerdì saranno più del quadruplo. Greta Thunberg viene proposta per il Nobel per la pace e non è cosa impensabile che lo possa vincere. Anche in Italia Greta ha le sue estimatrici come Miriam Martinelli che da febbraio - quindi ben prima del successo mondiale di #FridaysForFuture - ogni venerdì protesta contro il cambiamento climatico. La sua protesta, come quella di tanti altri ragazzi, testimonia un importante cambio di mentalità. Lottare per il clima è di moda? Probabilmente sì. Ed è una moda che fa bene a tutti.

Difendere l'ambiente conviene. Anche all'economia

Negli Stati Uniti Alexandra Ocasio-Cortez a 29 anni è la più giovane eletta al Congresso nella storia degli Usa. Originaria del Bronx con alle spalle studi alla Boston University, è una delle figure politiche più promettenti nel panorama americano. Intelligente, determinata e bellissima, ha appena presentato alla Camera una risoluzione che è già stata ribattezzata Green New Deal.

L’obiettivo è contrastare in modo efficace il cambiamento climatico con un cambio di marcia epocale. Il piano prevede di restaurare le infrastrutture pubbliche per renderle più efficienti dal punto di vista energetico, ottenere il 100% dell’energia da fonti rinnovabili entro dieci anni e nel contempo offrire un lavoro e una copertura sanitaria per tutti i cittadini.

La risoluzione si basa sulle analisi dell’economista Thomas Friedman che sul New York Times - già nel 2007 - aveva chiesto un piano di investimenti epocale sull’energia sottolineando un doppio vantaggio: proteggere l’ambiente, secondo la sua teoria, permetterebbe di moltiplicare i posti di lavoro.
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I costi di questa riconversione però sarebbero enormi: intorno ai 50 trilioni (ovvero milioni di miliardi) di dollari. Uno sforzo, in parte finanziato dai “bond verdi”, che però permetterebbe di fermare la perdita di Pil dovuta ai cambiamenti climatici (fino a dieci punti secondo alcuni studi). Essendo una risoluzione non vincolante, difficilmente sarà adottata sotto la presidenza Trump, molto scettica nei confronti del clima. Però ha già un grande merito: aver acceso il dibattito nella politica statunitense proprio alla vigilia delle presidenziali che dovranno per forza mettere al centro la lotta ai cambiamenti climatici.

Da Greta a Alexandra, dalla ragazza con le trecce alla deputata di origine sudamericana, la questione climatica è sempre più rosa e sempre più internazionale. Riusciranno nel loro intento? Ancora non possiamo dirlo, però la storia di Julia Butterfly Hill può darci qualche indizio. Julia è scesa dopo due anni di protesta quando la Pacific Lumber Company ha ritirato le sue pretese sull’albero. La farfalla ha salvato il gigante.