L’autoproduzione potrebbe diventare un modo per sconfiggere gli squilibri nell’accesso alle risorse

In un mondo che necessita di sempre maggiore energia, quest’ultima diventa un bene primario. Energia significa far funzionare gli elettrodomestici e scaldare le case, ma anche muoversi, viaggiare e accendere computer e smartphone. Insomma, l’energia, in particolare quella elettrica, è e sarà il motore della nostra vita.

Eppure non tutti possono accedere a un approvvigionamento di energia sufficiente a soddisfare i loro bisogni: si chiama povertà energetica. Questo fenomeno oggi ha contorni ancora poco chiari ed è difficile da valutare. Secondo la SEN 2017 (Strategia Energetica Nazionale) si tratta genericamente di una difficoltà di accesso a un paniere di servizi energetici o comunque una difficoltà ad accedervi di fronte a un aumento del fabbisogno. In realtà per capire di cosa si tratti davvero bisogna prendere ad esempio un complesso di fattori che riguardano le nostri abitudini e l’ambiente in cui viviamo.

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Vecchi Infissi sono una delle principali cause di muffe in casa

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Muffe in casa


Povertà energetica vuol dire quindi non riuscire a far fronte alle utenze, non avere un riscaldamento adeguato, vivere in una casa con isolamento termico scarso, infissi danneggiati e infestata da muffe. Una situazione di povertà e disagio che oggi riguarda circa il 9% delle famiglie italiane. Un numero significativo che, secondo le ultime ricerche, interessa soprattutto i ceti meno abbienti che più faticosamente possono permettersi di far fronte a tariffe in aumento.

L’Italia è nella parte bassa della classifica europea: secondo una recente ricerca di di Open Per sconfiggere la povertà energetica non occorrono bonus ma misure strutturali Exp siamo diciannovesimi, mentre nei primi posti compaiono Svezia, Finlandia e Danimarca  ma anche Germania, Francia e Spagna. Ad oggi infatti le strategie di contrasto alla povertà energetica si sono concentrate soprattutto in una serie di bonus, per il gas, l’acqua e l’elettricità. Non si tratta però di misure strutturali capaci di incidere davvero in questo scenario.

A Porto Torres impianti fotovoltaici per sconfiggere la povertà energetica

Molto interessante (e rivoluzionario) l’esperimento che ha preso vita a Porto Torres e che è già stato ribattezzato Reddito Energetico. Grazie a una convenzione tra GSE e Comune che ha erogato un fondo rotativo di 500mila euro, è stato possibile installare sui tetti delle abitazioni di alcune famiglie bisognose, pannelli fotovoltaici concessi in comodato d’uso gratuito. In pratica le famiglie prestano i loro tetti e producono energia con impianti fotovoltaici da 3 kW.

Questa sarà in parte consumata in loco, mentre quella immessa in rete sarà remunerata tramite il meccanismo dello scambio sul posto. La remunerazione però sarà incassata dal Comune, locatore degli impianti. In questo modo le famiglie risparmiano circa 200 euro l’anno di elettricità, il comune può guadagnare e reinvestire in nuovi impianti alimentando il fondo rotativo. L’obiettivo è arrivare a 200 installazioni in dieci anni, che corrisponderebbero a una riduzione di CO2 immessa nell’atmosfera pari a 1100 tonnellate l’anno.

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Veduta di Porto TorresIl modello di Porto Torres potrà essere presto replicato a livello regionale in Puglia, dov’è stata presentata una proposta di legge per introdurre un Reddito energetico regionale. In pratica la Regione acquisterà una serie di impianti che saranno dati in comodato d’uso (per un primo contratto di 9 anni, replicabile fino a 25) alle famiglie meno abbienti. Il progetto s’innesta nell’obiettivo verde della regione di produrre il 32% dell’energia consumata da fonti rinnovabili entro il 2030.