Impianti galleggianti per sfruttare superfici altrimenti inutilizzabili e infrastrutture già esistenti: ecco perché il fotovoltaico sull'acqua piace sempre di più

L'ultimo annuncio in ordine di tempo arriva dalla Thailandia dove sta per essere varato un piano di impianti galleggianti da 1 GW di potenza complessiva che sfrutterà gli invasi delle otto maggiori centrali idroelettriche del Paese.

La notizia, comunicata dal presidente della maggiore utility thailandese Thepparat Theppitak sul palco dell'ASEAN Solar + Storage Congress & Expo di Manila, conferma la nuova tendenza nel campo dei parchi fotovoltaici: sfruttare con pannelli galleggianti i grandi invasi creati per le centrali idroelettriche.

Il vantaggio di questa scelta è duplice: viene utilizzata una superficie altrimenti sprecata e possono essere sfruttate le infrastrutture della centrale idroelettrica per veicolare l'energia prodotta. Le virtù del fotovoltaico galleggiante non finiscono qui: i pannelli infatti, grazie all'acqua, evitano il surriscaldamento e contemporaneamente raccolgono i raggi riflessi dalla superficie dell'invaso per un incremento della produzione pari al 10% circa.

Il progetto thailandese: 2,5 GW di produzione solare nei prossimi anni 

Il nuovo progetto thailandese sarà attivo dal 2020 e coinvolgerà in un primo momento le dighe di Sirindhorn e di Ubol Ratana per un totale di 69 MW per poi essere replicato negli invasi ben più grandi di Ubonrat (con 200 MW ) e Kanchanaburi (135 MW). La potenzialità, però, è molto più ampia, secondo Thepparat Theppitak, che mette sul piatto una superficie utilizzabile di oltre 16 chilometri quadrati.

L'obiettivo è raddoppiare la produzione complessiva da solare che oggi si attesta a 2,5 GW.La piu' grande centrale galleggiante è in costruzione in cina
Il fotovoltaico galleggiante è visto come una risorsa per le più grandi potenze asiatiche: l'India tuttora detiene la palma per l'impianto galleggiante su diga maggiore del mondo mentre, per il fotovoltaico galleggiante più grande in assoluto, bisogna spostarsi in Cina. Nella provincia di Anhui è in costruzione una centrale galleggiante che in piena attività potrà raggiungere i 150 MW di picco.

Questa, come la già esistente centrale galleggiante della Sungrow Power Supply Company (che attualmente vale 40 MW), sfrutterà un lago artificiale che si è venuto a creare dall'abbandono delle miniere di carbone. Quando i bacini di estrazione sono inattivi, infatti, si bloccano i sistemi di drenaggio e le zone dove prima c'erano le miniere si riempiono di acqua piovana e di risalita.

Un'immensa superficie inutilizzabile e mediamente poco profonda che gode di tutti i vantaggi offerti dalla soluzione galleggiante. La Cina però potrà vantare il suo record per poco. Anche l'Indonesia, infatti, ha in cantiere progetti faraonici: a breve inizierà la costruzione di una installazione galleggiante da 200 MW di picco, che promette di conquistare il primato mondiale.

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Il ritardo dell'Europa

L'Europa rischia invece di trovarsi in forte svantaggio in questa corsa alle centrali sull'acqua: solo il Portogallo si è dotato di un impianto galleggiante di rilievo (con oltre 800 pannelli installati) nella diga di Alto Rabagão. In Olanda è in progetto Zon op Zee che potrebbe diventare la prima centrale fotovoltaica offshore nella storia: l'idea è collocarla sul Mare del Nord.

In questo caso, però, gli ostacoli da affrontare sono molti: i danni della salsedine, le onde, le condizioni meteorologiche anche estreme. Un progetto arduo sulla carta ma che potrebbe portare importanti vantaggi ai Paesi Bassi che - per la loro conformazione - hanno enormi superfici marine da utilizzare. Ben più promettenti dell'offshore le prospettive del fotovoltaico su acque interne: secondo le stime di Ciel & Terre basterebbe dotare il 10% delle 50 più grandi dighe del mondo di impianti galleggianti per produrre 400 GW di energia.