In Italia crescono i piccoli impianti e l'autoconsumo, ma si finanzia il gas, mentre l'Europa rallenta sulla decarbonizzazione

C'è un'Europa, anzi un'Italia che punta sulle energie rinnovabili e sulla generazione distribuita. Lo dice l'ultimo rapporto statistico pubblicato dal GSE: nel 2018 gli impianti fotovoltaici attivi in Italia sono stati 822.301 contro i 774.104 del 2017. Un saldo positivo di oltre 48mila impianti che corrispondono a un aumento di 420 MW di potenza.

La cosa più interessante, però, emerge dall'analisi della loro taglia: nella gran parte dei casi infatti si tratta di impianti compresi tra i 3 e i 20 kW di potenza, segno quindi che a crescere è soprattutto l'utenza domestica. Parallelamente - ed è l'altro dato da tenere in considerazione - cresce l'autoconsumo che arriva a toccare il 22,7% della produzione.

Il futuro? Impianti fotovoltaici con storage

Dati quindi estremamente positivi considerando che il 2018 è un anno ancora di transizione verso una politica più importante di incentivi non solo alla produzione di energia fotovoltaica ma anche all'acquisto di sistemi di accumulo. Proprio nelle ultime settimane infatti dalle Regioni è arrivata una forte spinta in questo senso. Il Veneto ha stanziato due milioni di euro per finanziare l'acquisto di sistemi di storage, così come la Lombardia che ha messo a disposizione per lo stesso motivo 4,4 milioni di euro da distribuire in due anni. La strada è segnata. Tutto chiaro, no?

Purtroppo no, perché contemporaneamente tra Europa e Italia è successo ancora qualcosa che va in senso contrario rispetto a quanto abbiamo appena scritto. Come il via libera della Commissione Europea al capacity market italiano cioè al piano varato dal Ministero dello Sviluppo Economico che prevede una remunerazione delle centrali termoelettriche da 1,4 miliardi l'anno per i prossimi 14 anni.

Un enorme finanziamento da cui restano escluse le fonti rinnovabili e le comunità energetiche su cui invece puntano le politiche di indirizzo internazionali e non solo. Italia confusa tra fossili e rinnovabili Paradossalmente infatti proprio a inizio giugno è stata approvata dalla Commissione Industria del Senato una risoluzione che impegna il governo sul fronte della creazione di comunità energetiche aprendo alla condivisione di energia senza che questa venga considerata vendita a fini fiscali. Oltre a questo, la stessa risoluzione chiede che venga attuato un sistema di incentivazione dell'autoconsumo e del consumo di prossimità. Insomma, mentre il Mise punta sul gas, la Commissione del Senato sulle rinnovabili. Se capacity market ha da essere, che almeno venga data priorità di dispacciamento alle rinnovabili, anche per quanto riguarda i servizi alla rete.
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La frenata europea sulla decarbonizzazione

Se l'Italia sembra ancora incerta su quale direzione prendere, in Europa le cose non vanno meglio. Nonostante in base ai provvedimenti dei mesi scorsi, l'indirizzo politico verso l'autoconsumo e la generazione distribuita sia chiaro, non mancano colpi di mano che provano a riportare in una situazione di stallo il processo di decarbonizzazione.

È quanto successo nei giorni scorsi all'interno del Consiglio d'Europa quando Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia ed Estonia sono riuscite a far saltare l'accordo sul 2050 come anno limite in cui arrivare a zero emissioni. Il problema riguarda il quadro finanziario che secondo questi Stati non sarebbe ancora sufficientemente chiaro per prendere un impegno così netto.

Nel frattempo meglio temporeggiare, in attesa di una risposta più ampia che chiama in campo la Banca Centrale Europea. Intanto a rispondere è la colonnina di mercurio che ha già decretato giugno 2019 come il più caldo registrato in oltre un secolo nel Centro Est Europa. Un record che oltre tutto potrebbe essere presto battuto.