In base a quali criteri si giudica smart una città? A guidarci le indicazioni tracciate dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano

“Un calciatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia” scriveva De Gregori ne La leva calcistica del ’68. E Nino aveva tutte queste caratteristiche, per poter indossare la maglia numero 7. Ma se dovessimo riscrivere un testo simile scegliendo, però, come oggetto una città smart, cosa dovremmo tenere in considerazione? Quali sono le caratteristiche che rendono davvero intelligente una metropoli?

Per definire meglio il campo in cui muoverci ci affidiamo al Digital Energy Report 2018 elaborato dall'Energy e Strategy group del Politecnico di Milano. E partiamo dalla definizione che qui viene indicata per smart city.

La Smart City consiste in una città che si è posta l’obiettivo di affrontare le problematiche pubbliche e territoriali attraverso l’utilizzo di soluzioni basate sull’adozione di tecnologie ICT e digitali, coinvolgendo una molteplicità di stakeholder differenti, attraverso partnership con gli enti comunali 

Una città quindi che deve offrire un ambiente vivibile, votato alla sostenibilità e alla miglior mobilità possibile, con diversi servizi fruibili alla cittadinanza e altrettante opportunità per l’impresa. Il tutto attuabile grazie al coordinamento di più soggetti e, soprattutto, alla tecnologia applicata in ogni campo, dalla comunicazione alla sicurezza fino a quello, fondamentale, della gestione energetica.

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Evolvere l'energia per le smart city di domani

Soffermiamoci su quest’ultimo punto, sul rapporto con l’energia, nei tre ambiti principali individuati dall’Energy & Strategy Group , ovvero smart living, smart mobility e smart environment. Saranno questi i terreni in cui ci muoveremo per individuare il nostro numero 7.

Se cercassimo un campione, un’ala ideale, punteremmo su resistenza, velocità, fantasia e visione di gioco. Per una città, la nostra valutazione prenderà il via dal settore dello smart building. Ovvero potremo considerarla tanto più intelligente quanto più gli edifici che la compongono saranno dotati di tecnologie per il controllo di temperatura e illuminazione, al fine di migliorare l’efficienza energetica, sistemi di monitoraggio a distanza, applicazioni che migliorano il confort abitativo e, come livello massimo di smartness, impianti fotovoltaici e sistemi di storage che permettano di ottimizzare il livello di autoconsumo.

I mattoni della smart city - come si evince dal Digital Report - sono quindi quegli edifici o complessi di edifici capaci di costituire una microgrid. Ancor più se accompagnati da un adeguata illuminazione pubblica, capace di regolarsi non solo in base alle condizioni meteo ma anche a quelle del traffico, e da una serie di street service come come monitoraggio ambientale e del traffico, totem informativi, smart parking e connettività wi-fi. Queste saranno la visione di gioco, la capacità di interagire con la squadra, la tecnica al servizio degli altri.

Il futuro della mobilità è l'elettrico

Poi c’è il settore mobilità e chi vive in una metropoli sa quanto questo sia importante. Significa avere sia un sistema di car e scooter sharing e di bus e metropolitane elettriche, per muoversi agevolmente senza inquinare. Ma anche avere un’infrastruttura di stazioni di ricarica per le auto elettriche.

Inoltre - spiega l’energy report - “la diffusione di una adeguata infrastruttura di ricarica e di numerosi veicoli elettrici permetterebbe l’abilitazione del paradigma V2G, che utilizza le batterie presenti all’interno degli stessi come storage volto a stabilizzare la rete e fornire servizi ancillari”. Questa è la velocità di una città sempre connessa e sempre in movimento.

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Il prosumer come motore della smart city

Infine, c’è il grande (e fondamentale) ambito dello smart environment ovvero la famiglia di tecnologie per una gestione ottimale dei consumi energetici sia a livello termico che elettrico di tutta la città. “In ambito urbano - si legge nel report - si sta assistendo sempre di più all’affermazione di quello che viene definito «il paradigma prosumer», che vede l’utente non più come puro consumatore ma anche come attore attivo nella produzione di energia elettrica. L’adozione di una soluzione di questo tipo permette di aumentare il livello di autoconsumo, andando a ridurre sempre di più la quota di energia elettrica prelevata dalla rete”.

Uno dei più importanti elementi smart di una città è quindi la presenza dei prosumer. Collegato a questo tema, c’è quello, fondamentale, dello storagevisto - spiega il report - come una tecnologia in grado di massimizzare l’auto-consumo e come fattore abilitante delle energy community”.

La smart city si configura quindi come una smart grid dove l’energia diventa digital energy. L’energia, la sua produzione e il suo utilizzo, sono le gambe e il fiato della smart city, l'elemento su cui puntare per metterle sulle spalle l’agognata maglia numero 7.