Le rane, una cantante e un professore innamorato. La storia dell’elettricità è (anche) una storia d’amore e passioni

È una sera del 1789 quando a Pavia va in scena l’opera buffa di Paisiello “Il barbiere di Siviglia, ovvero la Precauzione inutile”. A pochi chilometri di distanza sta per deflagrare la rivoluzione che avrebbe mutato per sempre il volto dell’Europa. Sulle rive lombarde del Po però questi echi di guerra ancora giungono sommessi e tutto sembra procedere tranquillamente. Eppure quella sera, in un teatro di Pavia, cambierà per sempre la storia dell’elettricità. Per un colpo di fulmine.

Alessandro Volta ha 43 anni quando su quel palco vede per la prima volta Marianna Paris, giovane, talentuosa, bellissima attrice teatrale e cantante romana. Lui è uno scapolo impenitente, apprezzato dalle signore che nei salotti più in vista della città non si perdono le sue dissertazioni di fisica. A fine Settecento, mentre le teorie dei Lumi si diffondevano tra Università e palazzi, i fenomeni elettrici rappresentavano ancora qualcosa di misterioso. E di erotico: basti pensare alla Venus Electrificata, un misto tra gioco ed esperimento, che permetteva di scambiarsi baci “con la scossa”. Sullo sfondo c’era un mondo che stava cambiando, la scienza era un argomento quotidiano - molto più di oggi - e i professori più in vista erano delle vere e proprie celebrità.

Da un amore finito male alla celebre pila

Volta vede Marianna e all’improvviso cadono le sue titubanze a lasciarsi andare. È un innamoramento travolgente che rischia di mettere in crisi il rapporto dello scienziato con la sua famiglia e con l’istituzione universitaria. Volta e Marianna vorrebbero sposarsi ma come possono stare insieme un luminare e un’attrice? Siamo nel Settecento, le donne solo da poco possono calcare le scene e chi esercita questo lavoro deve subire il pregiudizio popolare che le etichetta come delle poco di buono.
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Statua di Alessandro Volta a ComoVolta però non si arrende, chiede di essere trasferito a Milano, considerata meno bigotta della provinciale Pavia. A un certo punto pensa anche di sposare in segreto Marianna, che però non accetta di non poter vivere il loro rapporto alla luce del sole. Allora arriva a scrivere all’Imperatore per chiedergli di intervenire. I suoi tentativi finiscono solo per sortire la netta opposizione di tutta la famiglia che si muove con le alte gerarchie ecclesiastiche così da bloccare le possibili iniziative del professore. Nel frattempo Volta vive l’incubo che Marianna, stanca di aspettare, lo abbandoni e finisca in cattive acque. In realtà sarà lei stessa, a un certo punto, a rinunciare all’amore e a interrompere la loro relazione.
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Come racconta il bel libro “Il professore e la cantante” (Bollati Boringhieri) di Paolo Mazzarello, rieditato da pochi giorni, Volta esce distrutto dalla fine della storia con la Paris. Sa però trovare una risposta al dolore buttandosi nella scienza. “Non confondere l’amore e l’innamoramento” canta Brunori Sas e il professore dell’Università di Pavia abbandona le burrascose questioni di cuore per dedicarsi anima e corpo a un’altra passione, questa volta scientifica, che diventa il suo grande amore. Nel 1792 Luigi Galvani pubblica il suo studio sulle rane e sull’elettricità animale e Volta lo osteggerà in maniera decisa. Ne nasce una disputa lunga e ricca di colpi di scena che però condurrà all’ideazione della celebre pila.

Due anni dopo l’addio alla Paris, nel 1794, Volta sposa Teresa Peregrini che gli darà tre figli, Luigi, Flaminio e Zanino e la stabilità necessaria per potersi concentrare sugli studi. Nel 1799, nella sua casa di Lazzate, costruisce la pila, la prima batteria della storia. Sono trascorsi dieci anni da quella sera al teatro e la storia dell’elettricità e del mondo è cambiata per sempre, forse anche per merito di una giovane e coraggiosa attrice che decise di rinunciare al suo sogno d’amore.